L’emicrania è una delle principali sfide di salute a livello globale, confermandosi come la seconda causa di disabilità nel mondo e la prima tra le giovani donne. Patologia neurologica complessa, spesso sottovalutata ed erroneamente associata a un semplice mal di testa, l’emicrania colpisce il 12% degli adulti, con una prevalenza tre volte maggiore nelle donne. Il suo impatto va ben oltre il dolore, incidendo significativamente sulla qualità di vita, sulle relazioni sociali e sulla partecipazione alla vita lavorativa e familiare.
Negli ultimi cinque anni, l’introduzione degli anticorpi monoclonali anti-CGRP ha rappresentato una svolta fondamentale nella gestione del paziente emicranico. Queste nuove opzioni terapeutiche, altamente sicure e tollerabili, hanno aperto nuovi scenari nella profilassi dell’emicrania permettendo ai pazienti una riduzione sostanziale del peso della malattia e un maggiore benessere in ambito personale, familiare, lavorativo e sociale.
Di questo si è discusso all’evento scientifico “Give Me Five – A Journey Over Five Years”, sponsorizzato da Teva Italia e svoltosi a Napoli il 22 e 23 gennaio, che ha riunito oltre 80 medici neurologi, società scientifiche e associazioni di pazienti per riflettere e confrontarsi sui progressi raggiunti e sulle sfide ancora aperte nel trattamento dell’emicrania.
«L’emicrania è una patologia neurologica complessa, il cui impatto non può essere sottovalutato. Si tratta di una condizione altamente disabilitante, capace di compromettere in modo significativo la partecipazione alla vita sociale e lavorativa dei pazienti» dichiara il dottor Gerardo Casucci, presidente della Società Scientifica Anircef. «La depressione è una delle comorbilità psichiatriche più diffuse nell’emicrania. Le più recenti evidenze cliniche, come lo studio UNITE sull’anticorpo monoclonale fremanezumab, hanno mostrato nei pazienti emicranici con depressione maggiore concomitante una riduzione significativa dei giorni di emicrania mensili, con un impatto positivo anche sui sintomi depressivi e miglioramenti clinicamente rilevanti sulla disabilità nei pazienti. Queste evidenze rappresentano un supporto fondamentale per un approccio alla gestione dell’emicrania, anche nei pazienti più complessi, sempre più personalizzato».
Nel corso dell’evento si è discusso per la prima volta anche dell’impatto di questa patologia sul caregiver familiare, figura chiave che condivide con il paziente emicranico il carico della patologia e le difficoltà del percorso di cura. Su questo aspetto altamente innovativo si inserisce lo studio MI-DEAR, attualmente in corso e volto a valutare l’impatto dell’emicrania in termini di burden assistenziale, qualità di vita e benessere psicologico sul caregiver.
«La gestione dell’emicrania richiede oggi decisioni terapeutiche fondate su evidenze che riflettano la complessità della pratica clinica reale. In questo scenario, i dati degli studi di real world sugli anti-CGRP, raccolti nell’arco degli ultimi cinque anni, rivestono un ruolo centrale perché ci hanno permesso di valutare efficacia, tollerabilità e aderenza ai trattamenti in popolazioni ampie e rappresentative» afferma la professoressa Marina De Tommaso, Presidente della Società Scientifica SISC. «Tali dati hanno mostrato il contributo concreto di questi trattamenti per il paziente, in termini di riduzione della disabilità, miglioramento della qualità di vita e capacità di svolgere le attività quotidiane. Lo studio MI-DEAR consentirà, parallelamente, di approfondire in modo sistematico l’impatto dell’emicrania anche sul caregiver e sul benessere dell’intero nucleo familiare».
Accanto ai progressi terapeutici registrati in questi cinque anni, restano tuttavia aperte importanti sfide legate all’accesso alle cure, alla tempestività della diagnosi e alla necessità di una presa in carico globale, capace di considerare anche le comorbidità e l’impatto della malattia sul contesto familiare e
assistenziale.
«Dal punto di vista delle associazioni pazienti, una delle principali criticità resta l’accesso alle cure» afferma la dottoressa Alessandra Sorrentino, Presidente di Alleanza Cefalalgici (AL.CE.). «Liste d’attesa prolungate, disomogeneità territoriali e discontinuità nei percorsi di presa in carico rappresentano ancora oggi ostacoli concreti per molte persone affette da emicrania, ritardando la diagnosi e l’avvio di trattamenti adeguati e aumentando il carico complessivo della malattia. È necessario lavorare su modelli assistenziali più strutturati e coordinati, territorialmente omogenei, realmente centrati sui bisogni dei pazienti».
«L’emicrania ha un impatto che va ben oltre il dolore» sottolinea la dottoressa Giulia Fiorentini, Presidente dell’Associazione Italiana per la lotta contro le Cefalee (AIC). «Incide profondamente sul benessere psicologico della persona, contribuendo a stati di ansia, depressione e isolamento, e condiziona in modo significativo la vita quotidiana, dalle relazioni sociali alla sfera lavorativa e familiare. In questo contesto, il ruolo del caregiver è fondamentale: spesso è una presenza costante e
silenziosa che sostiene il paziente nella gestione della malattia. Riconoscere anche l’impatto della patologia su questa figura, significa avere una visione più completa dell’emicrania».
In questo scenario si colloca l’impegno di Teva Italia nel promuovere ricerca clinica e raccolta di dati di pratica clinica reale e dialogo con comunità scientifiche, istituzioni e associazioni di pazienti. L’obiettivo su cui si è concentrata l’azienda, soprattutto negli ultimi cinque anni, è supportare pazienti e caregiver verso una gestione dell’emicrania sempre più efficace, informata e basata sui bisogni reali, nell’ambito di una strategia volta a coniugare innovazione terapeutica e presa in carico del paziente nell’ottica di una personalizzazione delle cure sempre maggiore.
«Teva è da tempo al fianco della comunità scientifica e dei pazienti, con l’obiettivo di sostenere l’innovazione terapeutica e promuovere una maggiore conoscenza dell’impatto dell’emicrania» dichiara l’amministratore delegato di Teva Italia, Umberto Comberiati. «L’Iniziativa di oggi rappresenta un’importante occasione di diffusione scientifica e di confronto su come l’innovazione possa aiutare i pazienti nella profilassi dell’emicrania in Italia».
«La continuità degli studi di pratica clinica nel mondo reale – aggiunge Mario Cepparulo, Direttore Medico di Teva Italia – ci consente di comprendere in modo sempre più approfondito non solo i benefici clinici per il paziente, ma anche l’impatto dell’emicrania sul contesto assistenziale e familiare, elementi
ormai centrali nella valutazione complessiva della malattia».
L’evento “Give Me Five – A Journey Over Five Years” ha confermato la necessità di un approccio olistico alla gestione dell’emicrania, personalizzato e basato sulle evidenze, capace di integrare innovazione terapeutica e dati di pratica clinica reale, affinché i progressi scientifici possano restituire tempo, libertà
e serenità alle persone con emicrania e a chi le affianca ogni giorno, permettendo loro di tornare a vivere pienamente ogni giorno.
Riferimenti bibliografici
Steiner T.J., Stovner L.J., Jensen R. et al. L’emicrania rimane la seconda tra le cause di disabilità nel mondo e la prima tra le
giovani donne: risultati GBD2019. J Mal di testa 21, 137 (2020).
EMICRANIA: UNA MALATTIA DI GENERE IMPATTO SOCIO-ECONOMICO IN ITALIA. A cura dell’Istituto Superiore di Sanità
Centro di Riferimento per la Medicina di Genere. Prima edizione: ottobre 2018.
Ornello R, Caponnetto V, Ahmed F, Al-Khazali HM, et al. Evidence-based guidelines for the pharmacological treatment of
migraine. Cephalalgia. 2025 Apr;45(4)
Three-year treatments with anti-CGRP monoclonal antibodies modifies migraine course: the prospective, multicenter
I-GRAINE study. Autori: Barbanti P. et al. Pubblicato su: Journal of Neurology (2025
